Pietro era un personaggio di altri tempi, di quelli che non si fabbricano più.
Battuta sempre
pronta, spesso in dialetto romagnolo e non sempre diplomatica: certe risposte
arrivavano secche come una potatura fatta bene. Chi lo ha conosciuto sa di cosa parliamo, e
sa anche che dietro alla battuta c'era sempre un sorriso e la voglia di attaccare discorso
con chiunque salisse fin quassù.
E poi il lavoro. Un lavoratore instancabile, di quelli che si alzano presto perché il bosco
non aspetta, che non hanno mai considerato una giornata finita finché c'era luce. In mezzo a
questi castagni ha passato più tempo che in casa, e si vede ancora oggi, in ogni sentiero e
in ogni pianta innestata.
Pietro ci ha lasciati nel gennaio 2026, all'età di 86 anni. Ha curato il
castagneto fino all'ultimo, come si cura un figlio: con attenzione quotidiana, senza fretta e
senza mai considerarlo finito.
Ci ha lasciato un'eredità fatta di piante, di sentieri, di allegria e soprattutto di
passione. Oggi il castagneto è nelle mani della famiglia della sorella, del cognato
Primo — custode e curatore instancabile, quello che trovate all'ingresso e
che accompagna le scolaresche — e dei nipoti Nicola, Natale e Nicoletta.
Continuiamo il suo lavoro nel modo in cui l'ha sempre fatto lui. Se salendo vi sembra di
sentire una battuta in romagnolo portata dal vento, non state impazzendo: è lui che controlla
se abbiamo tagliato l'erba come si deve.